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I sopravvalutati di Sacchetti

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Il Mondiale in Cina si è concluso per l'Italia in maniera coerente con il suo valore, ma non per questo meno amara. E l'anno prossimo, al torneo preolimpico, l'ultimo urrah di una generazione dal grande potenziale ma dai risultati scadenti. Con quattro allenatori diversi...

Il Mondiale dell’Italia è terminato nella maniera più prevedibile: allenamenti con Filippine e Angola, oneste ma amare sconfitte con Serbia e Spagna, grande orgoglio con il Portorico nell’inutile ultima partita. La squadra di Sacchetti avrebbe potuto fare di più? Dove ‘di più’ significa arrivare ai quarti di finale superando una delle peggiori nazionali spagnole degli ultimi vent’anni. Una Spagna che però due giorni dopo ha battuto l’invincibile Serbia…

Detto che molti grandi ragionamenti dipendono anche dal tabellone, quella contro la squadra di Scariolo è stata l’ennesima partita che avrebbe potuto cambiare la storia di una di generazione di potenziali fenomeni ma che non l’ha fatto. Se tre indizi fanno una prova, quattro diversi allenatori nell’arco di un decennio (Recalcati, Pianigiani, Messina e Sacchetti) sono una superprova e dicono che i Gallinari, i Belinelli, i Datome e gli Hackett non hanno saputo portare al loro livello il resto della squadra. Al netto delle giustificazioni mediche e di convalescenza, valide a questo giro per Gallinari e Datome, e ricordando che a turno tutti i tenori azzurri hanno steccato. Non può essere un caso, forse come ha detto Gallinari questa generazione è stata semplicemente sopravvalutata. I risultati sono d’accordo con il giocatore degli Oklahoma City Thunder.

La qualificazione ad uno dei tornei preolimpici era il minimo ed il minimo è stato ottenuto. Chissà se anche questa volta Petrucci riuscirà ad apparecchiare un girone comodo come quello di Torino 2016, con la finale su quella Croazia che gli azzurri avrebbero vinto nove volte su dieci. Peccato però che quella volta fosse la decima per Gallinari, Bargnani (!), Gentile, Hackett, Melli, Datome, Belinelli e Aradori… Una squadra che letteralmente si suicidò contro la selezione guidata da Aco Petrovic. Inutile in questo momento fare previsioni, senza conoscere avversari e località. Di sicuro il preolimpico sarà l’ultimo urrah di una generazione, prima di ripartire dai Davide Moretti e dai Nico Mannion, saltando quasi tutto ciò che per età sta in mezzo.

Una classe media che ha clamorosamente tradito Sacchetti, in certi frangenti con tre giocatori su cinque che nemmeno guardavano il canestro, mentre gli spagnoli raddoppiavano Gallinari e costringevano Belinelli a tiri in doppio salto mortale carpiato: un po’ erano i classici tiri alla Belinelli, ma molto no. Pick and roll in cui non sono offensivamente pericolosi né il palleggiatore né il rollante sono una festa per chi difende, con tutto il rispetto per lo spirito guerriero mostrato da Hackett e Gentile: guardie del loro livello e a questo livello non possono essere battezzate, ma il tiro da fuori è ormai da tempo scomparso dal loro repertorio fra crisi di fiducia e infortuni seri.

Tutti hanno comunque più o meno dato il loro, in proporzione al potenziale davvero male sono andati soltanto Vitali e Brooks, malino Della Valle, bene Datome viste le condizioni fisiche, molto bene Biligha. Sacchetti si è un po’ incartato in fase di convocazione e preparazione, anche senza rivangare il caso Aradori o elencare gli esclusi: Tonut, Cinciarini, Polonara, Cervi, Flaccadori… Forse solo l’energia di Polonara e l’impiego di Filloy, uno non battezzabile dimenticato in panchina, avrebbe potuto far girare quei pochi minuti decisivi con la Spagna, ma qui siamo già nel bar. In concreto all’Italia manca e mancherà, perché all’orizzonte non ce ne sono, un lungo di livello internazionale.

Guardando al futuro, affermare che dietro a questo gruppo non ci sia niente è comunque sbagliato, anzi fra i giovanissimi si stanno vedendo cose interessanti (il sedicenne Matteo Spagnolo non è al Real Madrid per caso) e nel mondo degli italo-americani qualcosa di buono si più sempre trovare, sperando arrivi presto il momento di Donte DiVincenzo. Il pistolotto sulla Serie A che non valorizza i talenti italiani ce lo teniamo per un’altra volta, anche perché che tanti azzurri o azzurrabili giochino all’estero è una dei pochi motivi per guardare al 2020 con ottimismo.