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Curry contro James, la sfida finale

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L'ultimo atto della stagione NBA vede per la quarta volta consecutiva i Golden State Warriors contro i Cleveland Cavaliers, un dominio quest'anno meno netto che nel recente passato e figlio anche degli infortuni degli avversari. Il clima è comunque quello da fine di un'epoca...

La quarta finale consecutiva fra Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers è la gioia di chi ama il già visto e le sfide fra campioni dalla fama consolidata come Steph Curry e LeBron James: il successo televisivo mondiale di questa sfida è assicurato, anche se nel 2018 gli Warriors (campioni nel 2015 e l’anno scorso) sono sulla carta ancora più favoriti che in passato nonostante l’assenza di Andre Iguodala in Gara 1 e forse anche oltre, dopo aver perso le ultime 4 partite della selvaggia finale della Western Conference contro gli Houston Rockets.

Va detto che le due squadre simbolo di questo decennio, insieme ai Miami Heat 2010-2014 formula LeBron, sono arrivate a questo atto finale in maniera molto più faticosa rispetto al passato e la cosa dovrebbe preoccupare più Golden State di Cleveland. La squadra di Kerr è infatti nei suoi giocatori chiave, da Durant a Klay Thompson a Draymond Green, sempre uguale a se stessa mentre quella ufficialmente allenata da Lue ha compiuto un’impresa dopo aver ribaltato il roster a metà stagione per rimediare alla disastrosa trade estiva che aveva portato Kyrie Irving a Boston e Isaiah Thomas a Cleveland. Ne è nata una squadra sostanzialmente di gregari (Kevin Love a parte) del Re, con logiche non molto differenti dai Cavs della prima era LeBron, quelli che arrivarono alla finale contro gli Spurs nel 2007 prima di sbriciolarsi. Jeff Green (la vera chiave contro i Celtics, insieme alla mancanza di Hayward e soprattutto Irving), J.R. Smith, Tristan Thompson, George Hill, Kyle Korver hanno avuto alti e bassi in questi playoff, ma hanno anche avuto la fiducia di quello che per controllo della situazione è il miglior LeBron James di sempre.n Alla sua quindicesima stagione nella lega, fra le mille imprese statistiche ne ha compiuta una quasi sovrumana proprio in gara 7 con i Celtics, stando in campo per tutti i 48 minuti.

Quanto agli Warriors, come i loro avversari hanno beneficiato degli infortuni degli altri: con Chris Paul in campo gara 7 contro i Rockets sarebbe andata diversamente, anche con l’atroce 7 su 44 da tre punti della squadra di D’Antoni, purissimo antibasket per un pubblico di bocca buona ma pur sempre un antibasket che l’ha quasi portata al titolo. Insomma, questo eterno Warriors-Cavs è figlio anche di circostanze particolari, non soltanto della forza delle due squadre. La pallacanestro di stagione regolare può annoiare i veri appassionati, ma al pubblico generalista piace: la media partita nel 2017-18 è stata di 17.987 spettatori, la più alta di sempre. E le due finali di conference sono state quelle con il secondo rating televivo più alto degli ultimi 16 anni, stando a quanto comunicato dalla NBA.

Tornando alle Finals che in ogni caso potrebbero chiudere un’epoca, se James andrà a terminare la carriera altrove, va ricordato che gli addetti ai lavori le giudicano le più sbilanciate degli ultimi trent’anni: per trovare una gara 1 con più di 12 punti di spread (parliamo di scommesse) bisogna risalire ai Bulls di Michael Jordan del 1991. Ma trarre troppe indicazioni dal passato è fuorviante, perché i Cavs a metà stagione sono diventati quasi un’altra squadra e perché gli Warriors in molte partite, anche vittoriose, sono sembrati meno fluidi e convinti che in passato (oltre che molte volte senza l'infortunato Curry, che a 30 anni inizia a sentire le tante botte prese). Senza ammorbare con elucubrazioni tattiche, è chiaro che un Iguodala assente o presente da menomato potrebbe far respirare LeBron James, con benefici per tutti i compagni, anche se quasi nessuno si discosta da un 4-1 o 4-2 per gli Warriors. Al loro meglio la squadra più bella da vedere di sempre della NBA, anche in fase difensiva, con un attacco inarrestabile anche perché le quattro stelle sono abbstanza intelligenti da cedere sovranità alle altre tre a seconda dei momenti. Vincendo il terzo titolo in quattro stagioni entrerebbero di diritto nel girone dei Celtics di Bill Russell, dei Lakers di Magic, dei Bulls di Jordan. Vincendo invece il secondo titolo con i Cavs alla sua ottava finale NBA consecutiva (la nona in totale), James sarebbe ancora di più sullo stesso piano di Michael Jordan. Anche se Jordan ha inventato la NBA in cui gioca LeBron. Di sicuro in questo Warriors-Cavs si respira la storia e pazienza se l'attualità non riesce a proporre nuove protagoniste.