Basket

Il nuovo fallimento europeo di Milano

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Puntata di fine 2017 di Guerin Basket: l'ultimo posto in Eurolega della squadra di Pianigiani, gli stranieri senza limiti e la verità storica su Siena...

1. Il 2017 della pallacanestro europea si chiude con mezza stagione regolare di Eurolega già in archivio, che da italiani è fin troppo facile facile sintetizzare con il semi-fallimento della Milano di Armani, Proli e Pianigiani. Sedicesima su sedici squadre, con un roster non paragonabile a quello di corazzate come CSKA Mosca e Fenerbahce, ma senz’altro superiore, per citare chi è nelle prime otto, a quello dello Zalgiris e tutto sommato anche del Khimki trascinato dalla migliore versione di sempre di Alexej Shved. Quando l’allenatore ricorda che quasi tutte le partite sono state punto a punto dice il vero, perché solo al Forum contro lo Zalgiris di Jasikevicius la squadra ha sbracato, ma la costante di chiuderle in calando e senza gerarchie chiare è sotto gli occhi di chiunque più delle statistiche guardi il gioco. Poco più di una continua ricerca di alchimia fra le guardie, con Theodore e Goudelock a prendersi i minutaggi maggiori ma spazio anche per Jerrells, Kalnietis, Bertans e i minuti di energia di Cinciarini. Una squadra dove i fallimenti in senso stretto sono stati pochi (su tutti Jefferson), ma anche priva di una precisa identità tecnica: magari un girone di ritorno di small ball dura e pura regalerà qualche vittoria in più, a meno che dal mercato non arrivi un'ala forte di livello, ma certo è che questo finale di Eurolega sarà ricordato soprattutto per gli ultimi mesi europei di Luka Doncic, possibile prima scelta assoluta al prossimo draft NBA insieme a diciannovenni one-and-done come Bagley e Ayton.

2. Il 2017 della pallacanestro italiana saluta invece con la guerra fra federazione e Lega su vari fronti, ma soprattutto su quello di stranieri e impianti. Venerdì scorso Egidio Bianchi ha spiegato, in una conferenza stampa a Milano, che la Lega da lui presieduta punta al cosiddetto sei più sei: concetto ribadito anche ieri a Reggio Emilia e che va integrato con una sorta di luxury tax all’italiana, che permetterebbe, dietro pagamento di una somma da definire, di schierare anche otto stranieri senza distinzioni fra comunitari e non. Proposta ritenuta inaccettabile da Petrucci e dalla FIP, ma che ha di sicuro il merito di evitare il ricorso a passaporti tarocchi. Sul numero giusto di stranieri ognuno poi ha la sua opinione, ma non è opinabile che l’attuale sistema faccia costare di più, a parità di valore, la gestione degli italiani fra cartellini, ingaggi e premi di formazione. Non è quindi strampalato pensare che una liberalizzazione totale renderebbe meno costosi gli italiani e quindi più probabile il loro impiego, soprattutto in realtà medio-basse. C’è una narrazione secondo cui la A2 sarebbe piena di fenomeni incompresi, ma vista la qualità media degli americani oggi sul mercato alla fine è soltanto una questione di soldi. Un discorso che non si può comunque liquidare in due battute e che riguarda anche il resto del nostro paese, fatte le debite proporzioni fra pallacanestro e vita reale. Un operaio italiano dovrebbe accettare di guadagnare due euro l’ora perché se no il posto va ad uno del Bangladesh? Lo sport non è mai solo sport.

3. La storia definitiva della Mens Sana Siena nell’era degli otto (sei, all’ultimo conteggio) scudetti non è ancora stata scritta, al di là del giudizio storico ed etico sul suo massimo dirigente, un Ferdinando Minucci al quale insieme ad altri dieci esponenti della Mens Sana sono stati sequestrati, per ordine del Tribunale di Fiorenze, beni mobili e immobili per un totale di 33 milioni di euro. Due terzi di questa somma non riguardano il famoso ‘nero’ ai giocatori ed allenatori, ma somme che dalle casse della società andavano a una società esterna a fronte di false fatture, nel periodo 2006-2012 (quello dei sei scudetti di fila con Pianigiani allenatore, per intenderci). Senza improvvisarci giudici o commentatori di fatti giudiziari, una cosa è evidente: il club, nonostante le tante vittorie sportive nel periodo incriminato, è stato danneggiato dai suoi stessi dirigenti. Chissà, magari con parte di questi soldi scomparsi ci sarebbe stato quel campione in più che per l’Eurolega avrebbe fatto la differenza. Magari però con una contabilità pulita si sarebbe vinto qualche scudetto in meno. Per le cene di alcuni giornalisti con Minucci invece c’erano gli spiccioli, sufficienti comunque per farlo considerare ancora oggi una specie di statista. E non ci dimentichiamo che tre anni e mezzo stava per diventare presidente di Lega, con voto quasi unanime,  prima di venire arrestato.