Basket

I ragazzi di Gregor Fucka

Boscia Tanjevic deve indicare la via per la riforma della pallacanestro italiana: Finalmente una luce o semplice demagogia di Petrucci?Gregor 

Finalmente sono arrivate le famose indicazioni di Boscia Tanjevic sulla riforma del campionato italiano. La prima notizia è che il nuovo direttore tecnico non è in grado di fabbricare giocatori, e che quindi c’è bisogno della buona volontà e del lavoro di tutti per riuscire a sanare una situazione che viene da lustri di mala amministrazione (nel migliore dei casi), quando di non amministrazione. Primo passo: in Italia la situazione dei giovani è critica. Molti non hanno i fondamentali di attacco e a venti anni non hanno ancora esordito nel campionato di serie A. Ecco quindi la creazione di una nazionale Under 14 affidata a Gregor Fucka, vera e propria creatura di Tanjevic che dovrà travasare sui ragazzi il suo sapere cestistico, ma anche la sua forma mentis, il suo modo di allenarsi, la sua capacità di migliorarsi. Mossa numero due: progressiva diminuzione dei giocatori stranieri nel nostro campionato, partendo da una sola formula 6+6 per poi arrivare a 8 italiani e 4 stranieri (anche se il DT avrebbe preferito vedere direttamente due italiani sempre in campo). Di fatto Tanjevic vuole per ogni squadra 8 potenziali nazionali italiani, che siano protagonisti della partita, ricalcando quello che succede in A2 dove sono ammessi solo due stranieri. Al momento la situazione è esattamente al contrario, con 6 o 7 giocatori stranieri (nei top team è così) che con un solo italiano esauriscono le rotazioni e giocano l’intera partita. Un vero e proprio stravolgimento, che dovrebbe portare più responsabilità verso gli italiani e una scelta di giocatori stranieri di più alto livello, perché chiamati a fare la differenza, esattamente come avveniva negli anni Ottanta. Terzo aspetto: obbligatorietà dei settori giovanili, gestiti direttamente dalle società di serie A. Una regola che di fatto c’è sempre stata, ma che è stata aggirata appaltando il settore giovanile a società terze, assicurando in cambio la possibilità per i giocatori più forti di fare esperienza in serie A. Tradotto il più delle volte con il fare da sparring agli allenamenti quando ci sono troppi infortuni, agitare asciugamani e portare le paste alla squadra per qualche sporadica convocazione. Il tutto senza mai sentirsi parte di un progetto e magari perdersi per strada dopo i fatidici 20 anni. Per ultimo: reclutamento, presenza nelle scuole e allagamento della base, che nel corso degli anni si è fatta via via più stretta e quasi esigua. Folto e numeroso il coro delle voci contrarie: da chi sostiene che Fucka non vada bene (così, a prescindere), ai procuratori allarmati per la cessazione del via vai dei loro assistiti, ai mugugni delle società che vogliono risparmiare la spesa per costituire e mantenere una struttura giovanile. Le linee sono state tracciate. Intervenendo così in ritardo non c’è tempo per le filosofie. Se è stato nominato un direttore tecnico, le società, e soprattutto i procuratori, dovranno adeguarsi, e forse si rivedranno allenatori e istruttori impiegati nelle scuole a reclutare giocatori. Allenatori giovanili professionisti e ragazzi integrati in un progetto finalizzato a portare in prima squadra giocatori cresciuti in società e quindi riconosciuti e amati dal pubblico, con spazi garantiti dalla formula 8 + 4 e buona pace dei procuratori (pare facile!). Il progetto è rischioso: le società, soprattutto quelle impegnate nelle coppe (una in particolare), parlano di un abbassamento del livello tecnico e di una perdita di competitività. Ciò dovrebbe spronare a investire maggiormente sui giovani e sulla loro formazione, così come sul reclutamento. In poche parole verranno obbligate a scommettere su se stesse, invece di mettersi nelle mani di osservatori o procuratori come ora avviene. La situazione, intanto, è impietosa: nel derby di Milano, su 400 minuti disponibili gli italiani sono stati in campo per soli 72 minuti. Non solo: gli italiani non trovano spazio neanche negli altri campionati. Attualmente i giocatori italiani impiegati all’estero in Europa sono Melli, Datome e Hackett. Peggio di noi solo i turchi, che sono due, mentre i francesi sono 18, gli ucraini 20, i croati 60 e i serbi 150 (più degli italiani che giocano effettivamente nel campionato italiano). Tanjevic ha proposto più una strada da percorrere che una soluzione, quindi con tutte le conseguenze del caso, in un ambiente che storicamente si è sempre affidato al motto gattopardesco «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima». Nel frattempo è andata in archivio la seconda giornata di campionato, con ben 5 squadre al comando, con Venezia che nella riedizione della finale scudetto difende il fattore campo contro Trento, che invece dimostra di non aver imparato dagli errori, e si suicida nuovamente con un black out offensivo negli ultimi minuti di partita e nove liberi sbagliati. Milano sembra ricalcare le orme della scorsa stagione, dimostrando di essere ancora indietro nel lavoro di squadra, e vince con molta fatica contro la Varese operaia e guerriera di coach Caja. Certo è facilissimo esaltarsi contro i (presunti) primi della classe, ma la grinta di Okoye e soci lascia ben sperare. Pistoia vince di nuovo contro Brindisi, che al momento pare ancora un po’ indietro in quanto a gioco di squadra. Tardiva la reazione degli uomini di Dell’Agnello, che provano una rimonta impossibile nell’ultimo quarto. La Leonessa Brescia del duo Vitali & Vitali rifila venti punti alla Sidigas di Avellino, che pare non aver ancora assimilato il rimpasto estivo e l’assenza di un accentratore come Ragland e di un leader come Green. 189 punti nella sfida tra Torino e Sassari, con l’Auxilium che, vincendo una partita dalle difese non proprio arcigne, rimane a punteggio pieno Ennesimo colpo di scena a Cantù con l’inversione dei ruoli annunciata in settimana da Irina Gerasimenko in conferenza stampa che ha promosso Sodini a head coach e retrocesso Bolshakov a secondo. Mossa che pare aver funzionato e a seguito della quale Cantù ha liquidato Cremona con 17 punti di scarto. Sarà finita qui? Pesaro sbanca Reggio Emilia, segnando 102 punti, al termine di una gara solida e molto attenta in attacco. Vero oro questi punti per Leka, qualcosa da rivedere invece per Menetti, che si trova tra le mani una squadra da riequilibrare dopo la rivoluzione estiva. Esordisce con una vittoria roboante La Virtus Bologna tra le mura amiche. 36 i punti di scarto dati a capo d’Orlando, con Aradori e Gentile a trascinare le V nere.