Basket

Sardegna, l'ultima spiaggia di Banchi

Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Sassari prima dell'inizio della serie, nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Milano con la serie sul 3 a 1 per Sassari. Eppure la serie ora è 3 a 2, quindi: Milano ha vinto e Sassari ha comunque un match ball da giocarsi al Pala Serradimigni prima del tie-break a casa Armani. Milano tra talento, pretoriani e presidenti Chi sono i pretoriani? Nel basket sono le persone fidate, i giocatori esperti, quelli che mal che vada il loro lo sanno fare, quelli di cui ti fidi. Una sorta di polizza salvavita per un coach, anche quando il resto della squadra stecca. Ma quando il tradimento arriva da lì, brucia e fa ancora più male. Per Banchi sono Hackett e Moss. Hackett atteso come si fa con un figliol prodigo dopo la squalifica in nazionale, l'uomo a cui sono state date le chiavi della squadra, destinato a illuminare, bruciando fosforo. Hackett che nel momento più tragico della serie con Sassari, spinosa come un fico d'india, ha preso due giornate di squalifica e si è accomodato in platea, dando la sua maglia a un Armani immobile dietro gli occhiali scuri e che si spera rimanga (e a lungo) innamorato di questo sport. Moss il guerriero con i capelli che ricorda Predator, ma che pare risentire delle troppe partite giocate. A tratti determinante a tratti poco incisivo, pare lontano da quel giocatore letale che era un tempo. Basterà la sua attitudine al gioco sporco (quella si, è rimasta) per vincere al Pala Serradimigni? A chi affidarsi? Banchi sa che due punti sono meglio di niente e quindi, invece di aggrapparsi a un tiro da tre che entra con la stessa frequenza con cui esce lo zero alla roulette, è meglio far conto sulle spalle e i movimenti vicino canestro di Samuels, al momento unico pivot in Italia a giocarsela uno contro uno in avvicinamento e capace di scaricare sul primo che taglia. Insieme a lui c'è Gentile che si è scoperto capitano e che ha finalmente messo il suo talento a disposizione della squadra, facendosi riconoscere come leader in campo. Il resto è un contorno di livello,ma che soffre di amnesie che (vedi primi due quarti di gara 5) contro Sassari possono essere gravissime. Ragland e Brooks sembrano non essere in grado di giocare un ruolo diverso da quello del comprimario, mentre Kleiza se non è in serata di tiro non ha altre frecce in faretra. Cerella sa essere molto aggressivo in difesa, ma ormai viene impiegato solo come specialista. Milano in gara 5 è rientrata grazie a una buona difesa e al gioco controllato composto di più opzioni: gioco vicino a canestro, tiro da fuori, penetrazione. Segnando ha impedito a Sassari di scatenare la cavalleria e grazie ai palloni portati dentro l'area avversaria, e alle giocate di Gentile non ha accusato pericolose carestie di canestri. Il pubblico ha riposto gli striscioni di contestazione giù pronti all'uso e ha fatto la sua parte. Sassari tra genio, tanta sregolatezza e poca convinzione Sacchetti è convinto: al Forum non ha vinto Milano, ha perso Sassari e con gravi colpe. "Supponente e superficiale" la squadra del secondo tempo, incassato un 7-0 in meno di un minuto, non ha saputo riprendersi e ha rigenerato la squadra di Banchi rialzatasi dal tappeto e salvata dal gong del primo tempo. Quasi irriconoscibile la Dinamo della seconda parte rispetto quella vista nel primo tempo. Davanti a una maggiore intensità difensiva, senza possibilità di correre e con un brusco calo nelle percentuali del tiro da tre, la squadra di Sacchetti è stata tradita anche dalle percentuali dalla lunetta, inaccettabili per un qualsiasi allenatore di prima divisione. Da cosa ripartire: non si può pensare di vincere contro Milano puntando sul tiro da fuori e sperando di fare almeno il 65%. La squadra ha sofferto, e molto, a rimbalzo senza il quale non è possibile costruire un attacco in velocità che la base del gioco della Dinamo. La difesa non è stata in grado di arginare le giocate di Samuels e Gentile e Lawal, nel secondo tempo sembrava un lontano parente di quello che aveva giganteggiato nell'area milanese nei primi venti minuti. Inoltre bisogna, con costanza, portare il gioco dentro l'area milanese, caricando i giocatori avversari di falli con Sosa, Logan, Brooks e Dyson a resistere alla tentazione di innamorarsi del tiro da fuori, che porta punti se entra ma che resta senza alternative in caso contrario. Luigi Ceccon, in esclusiva per Guerin Basket