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Leicester, i momenti-chiave della stagione

Il Verona 1985, la Danimarca 1992, il Kaiserslautern 1998, la Grecia 2004. E il Leicester 2016. La formazione di Claudio Ranieri va ad aggiungersi ai capitoli più sorprendenti del grande romanzo calcistico. Probabilmente, il successo delle Foxes in questa Premier League ha un significato persino superiore agli altri citati. Parliamo di un club storicamente lontano dalle zone di vertice (nel proprio palmarès non figuravano fino a ieri né un campionato né una Fa Cup), di una squadra che lo scorso anno alla trentesima di campionato era in ultima posizione e di un sodalizio capace di lasciarsi alle spalle squadre infinitamente più attrezzate. L’entusiasmo con cui tutto il mondo ha seguito le gesta della formazione inglese è la controprova dell’impresa di questi giocatori, semisconosciuti al grande pubblico fino a un anno fa, osannati oggi. Spesso le squadre piccole che partono lanciate alla lunga cedono il passo al ritorno delle grandi. Il Leicester ha avuto il merito di crederci fino alla fine, ragionando sempre e solo “sulla prossima partita”, senza chiedersi troppo fino a che punto si sarebbe potuto spingere. Così facendo, ha visto avvicinarsi sempre più la scritta del traguardo e ha provato con tutte le sue energie a non arrendersi nello sprint finale, sospinto da un pubblico in visibilio che inizialmente cantava “We are gonna win the league” quasi per scherzo e che alla lunga ha capito di non essere di fronte alla solita rivelazione che prima o poi sarebbe scoppiata. Già, davanti c'era una squadra che stava facendo sul serio, determinata a sfruttare l’irripetibile congiunzione di fattori che vedeva tutte le grandi in crisi o in ristrutturazione. Si è creato un vuoto di potere, con il Chelsea in ritardo sin dalle prime giornate, il Liverpool in fase di allestimento, l’Arsenal eternamente incompiuto, il Manchester City concentrato più sul fronte europeo che su quello domestico e il Manchester United pieno di contraddizioni tattiche e strategiche. In questo “vuoto” si sono inseriti a tutta forza Tottenham e Leicester. E ad entrambe va il merito di aver dato vita a una delle più belle e pazze corse per il titolo. Ripercorriamo la stagione e le tappe fondamentali dei nuovi campioni d'Inghilterra. LE RIMONTE INIZIALI Il primo passo di questa pazzesca maratona viene mosso l’8 agosto, alla prima giornata di campionato: al King Power Stadium i padroni di casa battono 4-2 il Sunderland. Vardy, Mahrez (doppietta) e Albrighton calano il poker, prima delle reti di Defoe e Fletcher che addolciscono la sconfitta. Ha inizio così la stagione di una squadra data dai bookmakers 5000-1. Sette giorni dopo, altra vittoria, questa volta in casa del West Ham, contro una delle migliori squadre della stagione. E poi l’1-1 interno col Tottenham, quando nessuno poteva ancora prevedere che sarebbe stato lo scontro diretto per il titolo: al gol di Alli segnato all’81’ replica Mahrez dopo un minuto. Il pari con gli Spurs inaugura una serie di risultati in rimonta, indici della forza caratteriale del collettivo. Capita anche nell’1-1 esterno col Bournemouth, con la partita rimessa in piedi da un rigore di Vardy a cinque minuti dal termine, e soprattutto nella gara con l’Aston Villa del 13 settembre: Grealish e Gil portano i Villans avanti di due reti, ma nel finale si consuma il prepotente ritorno dei blu di Ranieri: De Laet (ceduto nel mercato di gennaio), Vardy e Dyer ribaltano l’incontro da 0-2 a 3-2. E non è finita: anche nella trasferta contro lo Stoke City, Vardy e soci rimontano due reti di svantaggio, limitandosi però al pareggio. La personalità c'è. La squadra segna molto, ma deve mettere a punto i meccanismi difensivi. L’AUTUNNO CALDO DI JAMIE VARDY Alla settima giornata arriva il primo k.o. ed è di quelli pesanti: l’Arsenal si scatena e vince 5-2 al King Power Stadium. Il classico fuoco di paglia di inizio stagione sembra spegnersi, ma non è così: dopo la batosta con i Gunners, il Leicester vince 2-1 in casa del Norwich e dopo la sosta per le nazionali impatta 2-2 a Southampton, rimontando con la doppietta di Vardy l’ennesimo svantaggio di due gol. Il pari ottenuto nel recupero carica l’ambiente e le volpi ottengono quattro successi consecutivi su Crystal Palace (primo cleen sheet della stagione: si festeggia con i giocatori che cucinano la pizza su idea del tecnico), West Bromwich, Watford e Newcastle. Il Leicester si prende la vetta solitaria e la costante è rappresentata dai gol di Jamie Vardy, sul quale la stampa mondiale comincia a puntare gli occhi. Il 29 novembre, l’attaccante entra nella storia: nell’1-1 contro il Manchester United va a segno per l’undicesima partita consecutiva, battendo il record dell’olandese Ruud Van Nistelrooij, che si fermò a dieci, proprio con la maglia dei Red Devils. L’APPANNAMENTO NATALIZIO L’agenda di dicembre si presenta fitta di appuntamenti terribili. Dopo il 3-0 allo Swansea (tris di Mahrez), le Foxes attendono a casa loro il Chelsea campione in carica, in piena crisi di risultati: il 2-1 vidimato dai soliti Vardy e Mahrez costa la panchina a José Mourinho, vecchio nemico di Ranieri, ma pronto questa volta a porgere i suoi complimenti al tecnico italiano e ad auguragli di vincere il titolo. Ma per ora, siamo nel campo delle ipotesi remote. Il Leicester vince anche a Goodison Park contro l’Everton, però incappa nel periodo natalizio in una piccola serie di passi falsi. Sette giorni dopo il 3-2 ai Toffees, Morgan e compagni tornano a Liverpool, questa volta per sfidare la compagine di Jürgen Klopp: Benteke rovina il Boxing Day e decide l'incontro. A cavallo tra 2015 e 2016, capitano i due 0-0 contro Manchester City e Bournemouth. Buon risultato il primo, amaro il secondo, anche perché Mahrez spreca un calcio di rigore. LE IMPRESE CON SPURS, REDS E CITIZENS Alla ripresa delle ostilità dopo il turno di Coppa d’Inghilterra, il Leicester espugna White Hart Lane con un gol del gigante Robert Huth. È una vittoria pesantissima sull’economia del campionato. Il duello tra i bomber Vardy e Kane finisce senza vincitori né vinti (la punta del Tottenham sarà fermata da una grande parata di Schmeichel), ma i tre punti presi grazie al gol del difensore tedesco restituiscono linfa alla squadra di Ranieri, che alla 20ª giornata aveva perso la testa della classifica a favore dell’Arsenal. L’1-1 contro l’Aston Villa è fonte di delusione, anche perché arriva al cospetto dell’ultima in classifica. Ma dalla 23ª, i blu ritrovano il primato solitario e inanellano una serie di vittorie che fa davvero pensare che il sogno di una intera città possa presto trasformarsi in realtà. Il successo sullo Stoke City, la vendetta sul Liverpool (2-0, altra doppietta di Vardy) e soprattutto il magnifico 3-1 dell’Etihad Stadium rifilato al Manchester City, in quella che è probabilmente la gemma della stagione, mandano un messaggio forte e chiaro al campionato: il Leicester non molla. Quest’ultima partita segna il momento-chiave della stagione: la vittoria sull'undici di Pellegrini porta a cinque i punti di vantaggio sugli Spurs ed estromette i Citizens dalla corsa per il primo posto. L’ULTIMO K.O. Il 14 febbraio i nostri eroi cadono in casa dell’Arsenal, unica squadra della stagione capace di prendersi tutti e sei i punti disponibili contro i futuri campioni d’Inghilterra. La sconfitta fa male, perché giunge nel recupero, grazie a un colpo di testa del rientrante Welbeck. Quella dell’Emirates è stata gara di cuore, lotta e sacrificio; inoltre è stata chiusa in inferiorità numerica per via dell’espulsione del terzino destro Danny Simpson. Anche per questo tornare da Londra senza nemmeno un punto provoca disappunto nei tifosi delle volpi, preoccupati di aver assistito a una sconfitta che si sarebbe ripercossa pure sul morale dei loro beniamini. Sarà invece l’ultima della stagione. I ragazzi di Ranieri sanno che un’altra occasione così ghiotta di mettere le mani sul titolo, per un piccolo club come il Leicester, non si presenterà a breve. Dunque, anziché piangersi addosso per la caduta dell’Emirates Stadium, cominciano a pedalare forte per andare a conquistarsi quella fetta di gloria che nella contea del Leicestershire non hanno mai assaggiato neanche lontanamente. Contro il Norwich il giusto spirito della squadra permette di ritrovare subito ciò era stato perso con l’Arsenal: le volpi vincono infatti con un gol al 90’ di Leonardo Ulloa, attaccante argentino che aveva reso possibile la salvezza nel 2014-15 e che teoricamente avrebbe dovuto giocare titolare anche quest'anno al fianco di Okazaki. L’esplosione di Vardy ha tolto il posto da titolare all’ex punta di San Lorenzo e Almeria, ma questi, un idolo dalle parti del King Power Stadium, ha sempre risposto presente quando è stato chiamato in causa. Lo rivedremo anche nel finale di stagione, contro West Ham e Swansea. L’1 marzo, il Leicester pareggia in casa contro il West Bromwich nel turno infrasettimanale (reti di Drinkwater e King). Sembra un passo falso, ma il giorno seguente accade l’impensabile: l’Arsenal cade in casa con lo Swansea, il Manchester City viene travolto dal Liverpool, il Tottenham cade ad Upton Park contro il West Ham. Il giro a vuoto si trasforma addirittura in un punto guadagnato. LA PORTA CHIUSA DI SCHMEICHEL Dalla ventinovesima giornata, diventa protagonista la retroguardia. Schmeichel mette il lucchetto alla propria porta e la compagine delle Midlands Orientali comincia ad ottenere una serie di vittorie di misura e senza reti al passivo. Prima c’è quella col Watford, bollata da Mahrez (tre punti importantissimi, perché nel frattempo gli Spurs perdono ulteriore terreno nel derby contro l’Arsenal); in seconda battuta l’1-0 sul Newcastle, maturato grazie alla fantastica rovesciata del nipponico Shinji Okazaki; in seguito, l’1-0 al Crystal Palace, ancora con gol di Mahrez; ed infine, l’1-0 al Southampton con il primo centro stagionale del capitano Wes Morgan. Contro il Sunderland decide invece una doppietta di Vardy, tornato al gol dopo un digiuno di sei partite. Sei reti che fruttano quindici punti e difesa imbattuta in cinque match. La vittoria del campionato è a un passo. Espugnato il campo del Sunderland, fanno il giro del mondo le immagini di un commosso Claudio Ranieri, uscito dallo Stadium of Light con gli occhi lucidi. IL MOMENTO DELLA FESTA Alla gara contro il West Ham il Leicester si presenta da prima della classe e con un confortante vantaggio di sette punti sul Tottenham. Gli Hammers però giocano un brutto scherzo e fermano le Foxes sul 2-2, al termine di una partita ricca di colpi di scena: sotto per 1-0, nel finale i londinesi pareggiano con Carroll su rigore e sorpassano con Cresswell. Il Leicester trova il pari al 90’ con il bomber di riserva Ulloa, dando ancora una volta dimostrazione di compattezza e ostentando una focosa voglia di lottare fino all’ultimo. Il vantaggio sugli Spurs però si assottiglia a cinque lunghezze e, quel che è peggio, la squadra perde Vardy per due match: espulso contro il West Ham per simulazione, il cannoniere si prende due giornate di squalifica e dovrà saltare le gare con Swansea e Manchester United. Contro i gallesi, la pratica viene sbrigata da Mahrez, Ulloa (doppietta) e Albrighton. Contro i Red Devils, c'è il primo match-point: vincendo all’Old Trafford, la squadra si garantirebbe la vittoria del campionato, altrimenti il discorso verrebbe rinviato alla partita casalinga contro l’Everton in programma il 7 maggio, opppure gufando alla televisione il Tottenham, impegnato nel “monday night” contro il Chelsea. Nel “teatro dei sogni”, la squadra del presidente thailandese Vichai Srivaddhanaprabha ottiene un 1-1 di prestigio ma insufficiente a far partire la festa. Al gol di Martial in apertura, risponde Morgan con un gol di potenza. Si arriva allo storico 2 maggio. I tifosi sono divisi: sperare che vinca il Chelsea o augurarsi di festeggiare sul campo battendo l'Everton nel turno seguente? Viste le scene di giubilo, verrebbe da dire che sia andata bene così. Nel posticipo del lunedì, il Chelsea recupera due gol agli Spurs, fermandoli sul 2-2 in un derby nervosissimo. Il gol di Hazard a sette minuti dalla fine è quello che vale il titolo. Nei pub e nelle vie di Leicester si fa festa, si ride, si urla, si piange di gioia. Il calcio inglese conosce finalmente un nuovo vincitore (era dal Nottingham Forest 1978 che non compariva un nome inedito nell’albo d’oro). Claudio Ranieri, che clamorosamente non ha assistito al match di Stamford Bridge, in quanto stava rientrando in aereo da una toccata e fuga in Italia (lo aveva detto alla vigilia: «Sarò l'ultima persona a sapere se avremo vinto o no il campionato»), si ritaglia un posto nella “hall of fame” del calcio. Poco importa se nelle passate avventure ha vinto meno di quel che avrebbe dovuto o raccolto meno di quel che ha seminato. Una vittoria del genere vale forse più di una bacheca piena di trofei. Giovanni Del Bianco