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Panatta quarant'anni dopo

Gli organizzatori del Roland Garros hanno avuto il merito-demerito di ricordarci che sono trascorsi quarant'anni dal trionfo di Adriano Panatta nell'unica prova del Grande Slam su terra (cosa che nel 1976 non era, perché gli US Open in quella stagione si giocarono sul cosiddetto har-tru, una specie di terra verde più veloce di quella rossa), poco dopo la vittoria al Foro Italico e al termine di un torneo a tratti drammatico, con il matchpoint annullato a Hutka al primo turno e la grande impresa contro Borg (ovviamente testa di serie numero 1, mentre Panatta era la 8) nei quarti, fino alla finale con Solomon. Il quasi 66enne Panatta, attualmente commentatore un po' annoiato e ripetitivo per Eurosport, premierà infatti il vincitore della finale del Philippe Chatrier (presumibilmente Djokovic), tenendo così viva quella tradizione che è la base del tennis anche se rispetto ai suoi tempi oggi si gioca quasi un altro sport. Panatta rimane comunque l'ultimo italiano ad avere vinto una prova dello Slam (l'altro ad avercela fatta è Nicola Pietrangeli, due volte e sempre al Roland Garros) e l'unico ad averla conquistata nell'era Open, cioè dopo il 1968, cosa che permette comunque un confronto da bar fra lui e il più ricco, per lo meno di trofei, Pietrangeli. La facile previsione è che rimarrà tale ancora per almeno un decennio, considerando che nessuno degli azzurri di punta ha quei picchi di rendimento che consentano di infilarsi in un buco del tabellone come è successo in anni recenti alle ragazze. Per non parlare di chi sta dietro a Fognini (numero 28) e Seppi (32), per classifica o per età: il nulla assoluto, aggravato dalle solite considerazioni su promesse non mantenute (tipo Quinzi, anche se può ancora invertire la rotta) o mantenute troppo tardi (abbiamo appena festeggiato l'entrata di Fabbiano, 26 anni, nei primi 100) e su uno sport dove per emergere il sostegno totale della famiglia, non soltanto a livello finanziario, continua ad essere fondamentale. Tornando a Panatta, la considerazione amara è che a parità di quarantennale questa passerella non avverrà nella sua Roma, essendo inviso alla federazione di Binaghi e non certo per motivi sportivi, visto il contenzioso durato anni seguito alla revoca del suo incarico di direttore degli Internazionali d'Italia. Storie di 'consulenze' e di incarichi concessi a prezzi maggiorati, che al di là dei loro sviluppi giudiziari non hanno dato un bella immagine del nostro campione più amato, quello che ha fatto giocare a tennis generazioni di italiani e ha tolto a questo sport la patina da 'gesti bianchi' che fino all'entrata in scena di Panatta lo aveva confinato in circoli per benestanti.