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Inter, un bilancio alla Mazzarri

I bilanci di tutte le società calcistiche sono un'opinione, per questo anche nel caso dell'Inter è difficile resistere alla tentazione di fare i commercialisti della domenica. E infatti non resistiamo, senza la pretesa di rivelare grandi verità. Dopo l'assemblea di ieri possiamo dire che le anticipazioni di qualche settimana fa erano in gran parte corrette: anche il 2014-15 è per i nerazzurri andato male, anzi malissimo, nonostante la svolta in senso manageriale data in teoria da Thohir facendo piazza pulita anche delle ultime sacche di morattismo (con il beneplacito di Moratti stesso, che però pubblicamente tiene un'altra linea). In queste sacche non rientra certo l'ex amministratore delegato Fassone, peraltro a carico anche dell'esercizio scorso. Certo è che far vivere sul filo del terrore qualche decina di impiegati, come ci riferiscono, vale sempre meno di un'operazione tipo Vidic. In maniera grezza si può dire che l'Inter abbia chiuso la stagione scorsa a meno 74 milioni, ma di questi una trentina sono dovuti ad un anticipo di imputazione di costi (esempio: l'ultimo anno di Mazzarri e del suo staff che unito ai loro costi 2014-15 è stato una sassata da 21 milioni, l'accantonamento in caso il contenzioso con il Sunderland per Alvarez vada male, eccetera) per abbellire il bilancio 2015-16, quello che dovrà almeno avvicinarsi ai molto flessibili (per gli amici, specie se con soldi arabi) parametri UEFA. Anche se secondo la prassi della UEFA, ma anche della vituperata FIGC, il bilancio da tenere sotto osservazione è quello consolidato, quello cioè che tiene conto anche di Inter Media & Communications, società controllata dall'Inter a cui sono stati conferite alcune attività (sponsor, ricavi commerciali vari e il contratto con l'onnipresente Infront) e tutti i debiti pregressi, che da 230 milioni che erano sono leggermente diminuiti. Questo 'consolidato' segna meno 140,5 (milioni) ed è curioso che questa cifra sia quasi nascosta nelle varie note: di certo un peggioramento di quasi 40 milioni rispetto al 2013-14. Va ricordato che nel capitale di Inter Media & Communications c'è anche Inter Brand, società nata per lo sfruttamento del marchio (o meglio: per dare un valore al proprio marchio e pettinare il bilancio, come era di moda qualche anno fa) ma che adesso di fatto non ha più senso. Ma a noi interessano anche le curiosità, come i reali prezzi di diversi giocatori (Kondogbia 31 milioni e Perisic 16, Kovacic ceduto per 29) e soprattutto i soldi veri messi da Thohir nell'Inter da quando è presidente: tolti quelli dell'aumento di capitale dedicato, che ha dato a lui e ai suoi soci il 70%, l'imprenditore indonesiano ha finora prestato all'Inter circa 105 milioni a tassi che sfiorano il 9%. Situazione che pone le solite domande, con tutte le risposte che arriveranno fra un anno, quando Thohir e Moratti dovranno ricapitalizzare l'Inter propriamente detta oppure rivedere i loro rapporti una volta scaduti i patti triennali. Se fosse vera (in teoria potrebbe esserlo) l'ipotesi di Thohir che presta soldi perché fino al 2016 i patti parasociali gli impediscono di metterli a capitale, significherebbe che l'Inter sta pagando anche fuori tempo massimo le incertezze di Moratti, ad un tasso del 9%, al di là del fatto che quegli interessi in futuro Thohir potrebbe impiegarli nell'Inter stessa. Certo è che molti piccoli soci nemmeno sono stati convocati all'assemblea di ieri, ricevendo la grottesca giustificazione che 'Abbiamo dato l'annuncio sulla Gazzetta', e che Moratti non ha confermato né smentito le voci di un suo ulteriore disimpegno, mentre divertenti sono stati alcuni scambi di opinione semi-privati di Thohir con anziani azionisti, abituati a parlare in milanese con Moratti ma che hanno trovato interessante anche l'inglese di Thohir. Che con poche orecchie ad ascoltarlo, alcune anche di fiducia del Guerino (grazie a loro anche per le fotocopie del bilancio), è stato meno ottimista che in pubblico per quanto riguarda le prospettive finanziarie, ma soprattutto ha espresso preoccupazione per una nuova richiesta di Mancini: a gennaio l'allenatore vuole quattro acquisti importanti per puntare subito allo scudetto invece che a un buon terzo posto, oltre a un deciso sfoltimento della rosa. Tutte cose che vanno pagate, al momento non si sa bene con quali soldi. Magari un nuovo prestito. Il mito della Champions League, peraltro tutta da conquistare, che risana i bilanci è forse l'ultima illusione di una storia che si inserisce perfettamente in una serie A dove quasi nessun proprietario di club è come appare. Conclusione? Mancini, che ha canali informativi migliori dei nostri, fa bene a volere tutto e subito. Twitter @StefanoOlivari