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Ripartire dagli Scuffet e non dai Pozzo

Simone Scuffet rischia seriamente di pentirsi del no all'Atletico Madrid, al di là della retorica giornalistica sulla scelta di vita. Peraltro effettuata dai suoi genitori, anche se lui è da poco maggiorenne. Quasi 5 milioni di euro lordi (tanto avrebbe guadagnato, come minimo, nel prossimo quinquennio in Spagna) potrebbe non vederli mai, anche se è verosimile che a fine carriera ne avrà incassati almeno 10 volte tanti. Però un infortunio, un calo di rendimento, una lite con Pozzo o con Stramaccioni, uno dei tanti imprevisti che nel calcio capitano, possono sempre cambiare il corso della storia anche per chi ha il marchio di nuovo Buffon. In comune con il portiere della Nazionale, di cui Scuffet avrebbe già potuto far parte (Prandelli è stato a lungo indeciso fra lui e Perin come terzo per il Brasile), non avrà certo la modalità di conseguimento del diploma di scuola media superiore: papà Fabrizio e mamma Donatella ci tengono che lo prenda finendo la scuola che ha iniziato, ragioneria a Udine. Deve fare la quinta e in fondo non lo aspetta un anno da Cayenna: titolare in una squadra da media serie A, 300mila euro di ingaggio, un ambiente dove crescere con meno pressioni di quelle che avrebbe a Madrid. Insomma, Scuffet non è andato a fare il missionario in Africa. Ma la scelta sua e della sua famiglia colpisce lo stesso, perché a spingere per il trasferimento non erano tanto l'Atletico, visto che il mondo è pieno di portieri promettenti, o la famiglia, come di solito avviene, ma l'Udinese stessa. Che dopo decenni si era trovata in casa un possibile campione locale, quasi per caso, e quasi non vedeva l'ora di liberarsene per circa 10 milioni di euro. Bella cifra, ma senz'altro aumentabile nei prossimi anni visto Scuffet guadagna pochissimo ed avrà sempre più mercato. Poi Pozzo si lamenta del fatto che dai ragazzi friulani di oggi al massimo può venire fuori un Padoin (formatosi nell'Atalanta, fra parentesi)... In altre parole, la tanto esaltata Udinese fa senz'altro il bene dei suoi bilanci, vendendo i suoi talenti prima che ne vengano scoperti i limiti, ma non quello del calcio italiano ed in definitiva nemmeno di se stessa. A chi importa se Pozzo fa affari con il calcio, trattando ragazzi di ogni continente? Buon per lui. Ma avere giocatori del posto, cresciuti nella squadra in cui giocano, in questo mondo globalizzato avrà un valore sempre maggiore. L'UEFA, la vituperata e affaristica UEFA, lo ha capito per tempo imponendo le famose 'quote' che nei sogni di Platini dovrebbero aumentare ancora: gente non lontana da lui riferisce di un punto d'arrivo di 7 'nazionali' e 7 del vivaio sui 25 della lista Champions, ma forse faremo in tempo a morire prima che questo scenario si materializzi. Senza una legge comunque tutto dipenderà dall'intelligenza di persone come gli Scuffet. Ma con loro non ce ne sono tanti, anche a livelli molto più bassi. Un tema che non sembra affascinare Tavecchio e i suoi grandi (ma piccoli come visione globale) elettori. Twitter @StefanoOlivari