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L’errore che premia Cairo

L'addio all'Europa del Parma è dal punto di vista formale impossibile da discutere, nella nostra modestia l'avevamo già scritto sul Guerino una settimana fa. L'Alta Corte di Giustizia del CONI non ha potuto che prendere atto del fatto che la società emiliana abbia fatto passare (con dolo o no, non è questo il punto) un compenso ai giocatori come un prestito agli stessi, evitando quindi di pagare l'IRPEF relativa. La Federcalcio non ha potuto quindi rilasciare la licenza UEFA, per la gioia del Torino che così torna dopo 20 anni in Europa. Ma non si può evitare di scrivere che con la Juventus, le milanesi, le romane, il Napoli, la Fiorentina e qualche altra realtà con potenziale mediatico o di piazza (Genoa, Palermo, Lazio, eccetera) la vicenda avrebbe avuto forse un altro epilogo, con tanto di interrogazioni parlamentari. Seriamente, ve la immaginate una delle squadre citate esclusa dall'Europa per 300mila euro legati a una dubbia interpretazione del termine del 31 marzo per regolarizzare la posizione? Il presidente del Parma Ghirardi ha detto che lascerà il calcio, dopo 7 anni di investimenti e di passione. Se l'ha detto è probabile che non lo farà (anche se ha ribadito, anche a mente fredda, che la società è in vendita), anche se la rabbia è grande. Questa la 'davantologia' della vicenda, scontata quasi come la dietrologia: Urbano Cairo potrebbe a breve diventare l'editore più influente d'Italia, secondo certe voci sui nuovi assetti del gruppo RCS (in altre parole, potrebbe allearsi con Della Valle o essere considerato da tutti gli altri azionisti l'unico editore puro della situazione, con gestione a lui delegata per il quieto vivere), con La Sette e tutto il resto (raccolta pubblicitaria compresa). Per il Torino non ha intenzione di fare follie, come dimostra anche la vicenda Immobile, ma questo non toglie che si aspetti e voglia di più. Conclusione? Al sistema calcio (e al CONI) va meglio un Cairo contento di un Cairo scontento.