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Il contributo del Parma

Le leggi, a maggior ragione quelle di FIGC e UEFA, si interpretano con gli amici e si applicano con chi amico non è. Della seconda categoria fa sicuramente parte il Parma, in ottica europea un piccolo mercato (senza nemmeno più un'azienda di dimensioni mondiali, per quanto con bilanci taroccati, alle spalle come era la Parmalat) e in ottica italiana club politicamente irrilevante anche se il suo presidente Ghirardi passa per gallianiano osservante (di sicuro è spesso commensale dell'amministratore delegato del Milan, con Donadoni ultimamente fra gli argomenti di conversazione fra un risotto e una cotoletta). Stiamo parlando della decisione della federazione italiana in merito alla concessione della licenza UEFA per la stagione 2014-15, che ha ritenuto il Parma non in possesso dei requisiti necessari. Questo significa, in parole povere, che nonostante il sesto posto la squadra emiliana non potrà partecipare alla prossima Europa League e che al suo posto ci sarà il Torino, liberando Cerci dal rimorso per il rigore sbagliato. C'è un ricorso all'Alta Corte di Giustizia Sportiva, quindi la vicenda non è ancora finita anche se si può già commentare (siamo qui per questo). Una storia piuttosto semplice, complessa solo quando si entra nei tecnicismi delle scadenze di pagamento. In sintesi, come ha spiegato lo stesso Ghirardi, il Parma non ha versato IRPEF e contributi (immaginiamo all'Enpals, visto che i calciatori sono fiscalmente equiparati agli artisti) relativi a compensi anticipati ad alcuni suoi tesserati. Non per frodare il Fisco, ha asserito Ghirardi (e gli si può credere, perché la parte relativa agli ingaggi è in regola), ma perché facenti parte di una sorta di premio per trasferimenti in altre squadre. Nostra traduzione: la famosa buonuscita di cui si parla spesso negli articoli di calciomercato. Argomentazione debole, perché sempre di introito da lavoro si parla: non è certo un rimborso spese. Però le cifre, anche sommate, rimangono risibili, visto che si parla di 300mila euro. Dal punto di vista formale la decisione della FIGC è secondo noi ineccepibile (al 31 marzo scorso non era stato versato il dovuto, maturato al 31 dicembre 2013), da quello sostanziale invece il confronto con i casi di Manchester City e Paris Saint-Germain è imbarazzante. Anche se le sanzioni-buffetto (i 60 milioni di multa saranno in realtà 20, ridurre le rose da 25 a 21 non sembra una tragedia alla luce del fatto che si continui a giocare in 11) sono state in questi ultimi due casi inflitte dall'UEFA e non riguardavano pagamenti non effettuati o irregolari, ma sponsorizzazioni finte con lo scopo di aggirare le norme sul Fair Play Finanziario. Insomma, situazioni totalmente diverse e sanzioni comminate da enti diversi. Ma il messaggio che arriva alla gggente è che con il Parma (e prima ancora con Malaga, Hajduk Spalato, eccetera) si possono mostrare i muscoli, con le grandi no. Che se la facessero, la loro Superlega, con il loro commissioner dittatore che prenda decisioni per il bene comunque senza nemmeno doverle giustificare. C'è poi l'aspetto mediatico, numerico in senso maoista-mussoliniano, ma soprattutto cialtrone: se per un adempimento formale fosse stata esclusa dall'Europa una qualunque delle cinque squadre che hanno preceduto il Parma in classifica, adesso avremmo la gente in piazza e articolesse giustificazioniste a pioggia. La vicenda sta invece già scomparendo nelle 'brevi', quasi ovunque.