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Guardiola senza fare il fenomeno

Se vinci la Bundesliga allenando il Bayern Monaco hai soltanto fatto il tuo, un anno fa accettando le proposte bavaresi Pep Guardiola lo sapeva benissimo. Per questo si è imposto di farlo in maniera personale ma al tempo stesso normale, battendo quasi ogni record e ottenendone la certezza matematica alla ventisettesima giornata, con un turno di anticipo rispetto a quanto nel 2012-13 seppe fare Jupp Heynckes con una squadra sostanzialmente uguale (quest'anno, parlando solo di chi fa la differenza, ci sono stati Gotze e Thiago Alcantara in più mentre fra le cessioni eccellenti citeremmo solo Luiz Gustavo al Wolfsburg e Mario Gomez alla Fiorentina). Dal milione di statistiche ne estraiamo una: la Bundesliga esiste dal 1963 e in questi 51 anni 23 volte il massimo campionato è stato vinto dal Bayern. Al punto che si ricorda molto di più chi ha fallito di chi ha conquistato qualcosa, in una società ad azionariato diffuso e diretta dai grandi ex della storia del club: dal presidente, adesso autodimissionatosi essendo in carcere per evasione fiscale (sua, non del club), Uli Hoeness al responsabile del settore giovanile Wolfgang Dremmler, dal presidente del comitato esecutivo Karl Heinz Rummenigge al direttore sportivo Matthias Sammer, passando per il capo degli osservatori Paul Breitner e figure minori ma che a livello locale hanno significato qualcosa. Insomma, Guardiola ha avuto molto coraggio nell'infilarsi in un posto in cui entrando in una stanza a caso si sbatte contro un grande del calcio internazionale. E ha vinto la sua scommessa. Non ha portato nemmeno queste grandi variazioni tattiche, resistendo alla tentazione di proporre un Barcellona Due. Il centravanti è rimasto quasi sempre un centravanti vero, infatti il capocannoniere è con 17 gol Mandzukic anche se a volte Guardiola si regala un 'falso nove' (di solito lo fa Thomas Muller). I centrocampisti davanti alla difesa sono rimasti quasi sempre due, con l'innovazione del cambio di ruolo di Lahm, che ormai gioca stabilmente al fianco di Schweinsteiger. Il trequartista, di solito Kroos, fa davvero il trequartista e non è che come Messi vada a cercarsi la posizione (anche perché di Messi ce n'è uno). In molti si sforzano di trovare differenze, ma questo Bayern ci sembra davvero uguale a quello dell'anno scorso ed in fondo la vittoria di Guardiola è stata quella di vincere-stravincere senza voler fare il fenomeno. Al di là del discorso sui campioni ormai difficili da motivare, che lui stesso ha fatto qualche giorno fa, Guardiola sapeva benissimo che per salire di livello nella storia del calcio doveva affrancarsi dall'immagine di un solo club, per quanto grande. Missione compiuta.