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L’ombra di Sacchi

Arrigo Sacchi è stato ai suoi tempi un ottimo allenatore, ma da vent'anni a questa parte si è limitato a interpretare Arrigo Sacchi. In televisione a Mediaset, qualche rara volta in panchina (l'ultima 12 anni fa al Parma, con fuga da stress), qualche volta di più dietro la scrivania o dietro le quinte. Ripetizione ipnotica degli stessi concetti di sempre, da cultura della sconfitta (lui che impazziva e gridava ai complotti per un fuorigioco di pochi centimetri) a ripartenza, grande influenza su addetti ai lavori che in mancanza di risultati pensano di potersi riparare sotto l'ombrello sacchiano del 'progetto'. Così da coordinatore delle Nazionali giovanili, oltre che piazzatore dei uomini a lui graditi (Di Biagio all'Under 21, Evani all'Under 18, Zoratto all'Under 17), è diventato di fatto il gran consigliere di Abete e il dopo-Prandelli passerà ancora da lui. Non come prossimo c.t., visto che l'anno prossimo compirà 68 anni, ma come oppositore dei nomi meno graditi (Capello e Mancini su tutti) oltre che spingitore di un Ancelotti che il Real Madrid non farà le barricate per trattenere. Inutile dire che il suo parere è tenuto in gran conto anche al Milan, a maggior ragione in questa fase: non gli piace Allegri, non impazzisce per il Seedorf che Berlusconi vorrebbe implementare da febbraio, considera un azzardo Inzaghi e un'invenzione giornalistica l'idea Trapattoni (colpo che in realtà sarebbe nelle corde di Berlusconi). Si dice, e queste considerazioni sono state riportate a un attento Berlusconi, che vedrebbe con favore, in prospettiva, un Filippo Galli in tandem con Tassotti o al limite quel Devis Mangia che con l'Under 21 ha fatto bene e di cui stranamente si sta parlando da qualche giorno per vedere l'effetto che fa. Non è un mistero che il prossimo Milan, più o meno degallianizzato, non sarà il dream team dei tempi di Sacchi, ma piuttosto un cantiere di belle speranze come poteva essere la Roma di qualche mese fa. Quello che non tutti, forse nemmeno Sacchi, ricordano è che Sacchi vinse avendo in mano un dream team.