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Roma, rivoluzione Garcia

I francesi sanno fare un buon vino e le migliori rivoluzioni. Non c’è nulla da fare. Le hanno prodotte in proprio, sul loro territorio, e le hanno spesso sostenute ed esportate in altri Paesi, tra cui l’America. Se la civiltà occidentale è diventata più colta, laica e liberale lo dobbiamo alla loro rivolta del 1789. Anche quella di Rudi Garcia alla Roma in qualche modo è un'insurrezione. La prima, autentica da quando gli americani sono sbarcati nella Capitale. Non era una rivoluzione quella appena abbozzata da Luis Enrique, ed era piuttosto una restaurazione quella varata da Zdenek Zeman, nella peggiore versione degli ultimi anni. La fiammata innovativa di Garcia è stata la normalità. L’intelligenza di saper fare le cose migliori senza dispendio di energia. Ad esempio rimettere De Rossi nel suo ruolo ideale, preferendolo a Tachtsidis, non a caso capitan futuro è oggi l’ago della bilancia di tutta la Roma primatista. In seconda battuta ha posizionato Pjanic in posizione perfetta, regista spostato sul centrodestra del centrocampo: statistiche alla mano, la gran parte dei palloni (e ora anche dei gol) passa dai suoi piedi. A completare una mediana fenomenale, ecco Strootman, forse il migliore acquisto dell’anno. Ricordo le ironie quando, il 10 settembre scorso, abbiamo messo lui e Gervinho sulla copertina del Guerin Sportivo. Ma la lista è lunga. Benatia è l’acquisto che serviva a rinforzare la difesa. È debordante, non a caso viene da 15 vittorie di fila tra Udinese e Roma. E accanto a lui c’è il solido, affidabilissimo Castan. Maicon è stato preso nell’anno migliore, visto che si gioca le ultime carte per il Mondiale giocato in casa, in Brasile. De Sanctis, lo dimostra la prestazione di venerdì sera contro il suo ex Napoli, è il portiere che la Roma non aveva da anni. E veniamo all’attacco. Detto che Totti resta il migliore calciatore del campionato italiano, Gervinho è l’effetto sorpresa di cui aveva bisogno una squadra che cerca la ripartenza veloce e la profondità. Lui sa offrire bene entrambe le cose. Dall’altra parte, invece di un Ljajic scalpitante, il realismo di Garcia ha fatto propendere per Florenzi, un attaccante con la corsa di un centrocampista, un centrocampista con la freddezza del goleador. La Roma è compatta, solida, precisa come un orologio. Perché ogni ingranaggio fa ciò  che sa svolgere meglio. Soltanto così si giustificano i 22 gol fatti e il solo, di Biabiany, sin qui subito. Dicono che la preparazione fosse mirata per partire forte. Ma questo è uno sparo. Non sarà semplice per nessuno tirarla giù da lì. Rudi Garcia si sta mettendo in tasca tutta l’astuzia e il sapere italiano. twitter@matteomarani