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Se il problema era Hurst

Tecnologia anche a Brasile 2014, ma solo riferita al gol-non gol tipo Hurst 1966 o Lampard 2010. Lo ha annunciato la FIFA, soddisfatta per l'esito dell'esperimento durante l'ultima Confederations Cup. Buon per l'azienda tedesca che fabbrica il sistema, Goal Control, meno per chi nel 2013 pretendeva un uso strutturale della tecnologia (traduzione: nel fuorigioco e in tutte le situazioni di posizione) per diminuire l'incidenza dell'errore arbitrale. Ma in base a cosa il Goal Control è stato promosso? Perché, come la stessa FIFA ha ammesso, lo scorso giugno in Brasile non c'è stato un solo caso di gol dubbio... un po' come dire che polizia e magistratura funzionano in un paese senza delinquenti. E allora andiamo di Goal Control già a dicembre in Marocco nel Mondiale per Club, con la certezza che non si andrà oltre. Almeno fino a quando avrà vita Blatter, sostenitore della stravagante teoria che errori come quello del guardalinee Bakhramov siano alla base del successo del calcio. 2. Andrea Agnelli si è aggiunto al coro dei cantori del declino della serie A, ormai un genere giornalistico di successo in quella che una volta era la patria dell'ottimismo. Lo ha fatto durante un convegno organizzato a Stamford Bridge, stadio di una società come il Chelsea che fino a metà anni Novanta (quindi diverse stagioni prima dell'entrata in scena di Abramovich) era fuori dai radar del grande calcio europeo. Se il titolo di mercato è che Pogba è in vendita al migliore offerente, con base d'asta vicina ai 50 milioni di euro, quello filosofico è che l'Italia sarebbe diventata per i pochi fuoriclasse una stazione di transito verso Premier League, le due squadre che contano nella Liga, Bayern Monaco e Paris Saint Germain. Sarà anche vero, ma presa nel suo insieme la serie A rimane il terzo campionato calcistico del mondo incrociando i vari parametri di giudizio. Andare in Inghilterra a sminuire il proprio prodotto non sembra una grande strategia per vendere meglio i diritti televisivi per l'estero, attualmente con un rapporto di 10 a 1 a favore della Premier league nei confronti dell'Italia. Poi non lamentiamoci della Infront. Come gestore della Juve meglio lui, nel marketing meglio suo cugino Lapo.
3. Nella stessa occasione in cui Agnelli è stato intervistato, il presidente del Galatasaray Unal Aysal ha di fatto annunciato l'ennesimo progetto di Superlega. Dopo qualche anno di silenzio, grazie all'intelligente mediazione di Platini, i grandi club sono tornati alla carica ben prima della scadenza del 2018 dell'accordo attualmente in essere fra l'UEFA e l'ECA (l'associazione dei club). Un accordo che di fatto blinda la Champions League, ma appunto fino al 2018. Come sarebbe la futura Champions nella mente dei club che contano, ammesso e non concesso che il Galatasaray sia uno di questi? In sintesi, questa l'idea che sta circolando: 20 o 24 squadre, con un nucleo intoccabile di 12 grandi storiche (i 'founder' di quel vecchio progetto anni Novanta) e le ultime 4 classificate che si giocherebbero una specie di playoff promozione-retrocessione con le prime 4 della competizione organizzata dall'UEFA. Campionato con 19 o 23 partite di sola andata (quindi con tutti che almeno una volta incontrano tutti) più playoff quaeri-semifinali-finale fra le prime 8 da giocarsi in partita secca in casa della migliore classificata della stagione regolare. Ipotesi estrema, non sgradita a Real Madrid e Barcellona ma avversata dalle inglesi: partite di andata e ritorno e abbandono del torneo nazionale. Ci sarà tempo per parlarne e per minacciare. Di sicuro la UEFA così come la conosciamo oggi finirà nel 2018.
4. C'è chi sostiene che il Triplete del 2010 abbia distrutto l'Inter di Moratti, finanziariamente e tecnicamente. Una teoria curiosa, visto che le ricapitalizzazioni nerazzurre sono le stesse sia dopo i noni posti che dopo gli scudetti. Di certo sul Bayern Monaco le vittorie hanno sortito un effetto diverso, visto che Rummenigge ha annunciato che per la prima volta nella storia è stato superato il muro dei 400 milioni di euro annui di fatturato e che dal solo merchandising ne arrivano 85. Il nome sconosciuto dietro a questi successi è quello di Joerg Wacker, fra i vari dirigenti tedeschi quello che lavora sull'internazionalizzazione di un marchio a suo giudizio percepito più geograficamente definito rispetto a quelli inglesi. E quindi? Più che buoni calciatori ci mancano buoni dirigenti, ma chissà perché i 'casi' giornalistici riguardano sempre il ventenne con la cresta e mai il cinquantenne capace solo nelle pubbliche relazioni con la famiglia del presidente.
Twitter @StefanoOlivari