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La simpatia di Vicini

Azeglio Vicini è arrivato felicemente agli 80 anni, ma da quasi 23 il pensiero di quell"uscita di Zenga su Caniggia gli impedisce di guardare alla sua ottima carriera da allenatore (cinque Mondiali da assistente, due con Valcareggi e tre con Bearzot, anche se Bearzot gli preferiva Cesare Maldini, più Italia "90 da commissario tecnico in capo) con soddisfazione totale. La sua Nazionale, dalla promozione di una fantastica Under 21 (Vialli, Donadoni, De Napoli, Giannini, eccetera) nel 1986 all"eroica e sfortunata partita di Mosca nel 1991 (quella del palo di Rizzitelli), non è stata la più vincente della storia azzurra ma è considerata non solo da lui la più simpatica. Non tanto per i record di audience televisiva, anche se i 27 milioni di persone per Italia-Argentina sono rimasti imbattuti nonostante in Mondiali successivi l"Italia sia arrivata in finale (1994 con Sacchi) e poi abbia anche alzato la Coppa (2006 con Lippi), ma perché quella di Vicini è stata senza dubbio l"ultima Nazionale per cui abbiano tifato tutti gli italiani, abbattendo le barriere del tifo per club diversi. Molti, forse anche lo stesso Vicini, spiegano questo fenomeno con il fatto che quella fosse una squadra mosaico, non basata su un unico blocco. La squadra più forte di quegli anni era il Milan, però non si ricordano solo Baresi, Maldini e Donadoni. Nella memoria collettiva non a caso rimangono anche Vialli (Sampdoria), Zenga (Inter), Giannini (Roma), De Napoli (Napoli), Schillaci (Juventus) e Baggio (Fiorentina)... Di sicuro questa è una spiegazione valida come le altre, visto che la simpatia non è misurabile. Una spiegazione che però non spiega come mai anche l"Italia del Mondiale 1978, con 8 juventini titolari (in certi casi 9), fosse amata anche da chi non tifava Juventus. Forse Click here to read more!We are thrilled to introduce our latest online roulette online –  SlotsHeaven. la simpatia della squadra di Vicini risiedeva proprio in Vicini, non perché lui raccontasse barzellette mentre Sacchi e Lippi erano seriosi, ma perché l"allenatore romagnolo è stato l"ultimo c.t. a non essere stato percepito dalla gente come uomo di parte. Merito della sua carriera da buon calciatore (Vicenza, Sampdoria e Brescia, tre squadre certo non odiate dai tifosi di quelle cinque che valgono più dell"80% del tifo italiano) e da allenatore quasi sempre per la Figc, con l"eccezione degli inizi al Brescia e della chiusura con Cesena e Udinese. Per la federazione Vicini ha fatto l"osservatore, l"istruttore, l"allenatore di varie squadre giovanili, il c.t. e alla fine, prima della strana era Baggio, il presidente del Settore Tecnico. Una targa di club ce l"hanno invece, come giocatori, Cesare Maldini, Zoff e lo stesso Prandelli, mentre come allenatori è ancora più evidente l"appartenenza di Sacchi e Lippi, fra l"altro entrambi imposti (in particolare Sacchi) dai loro club alla federazione quando il loro ciclo era finito. Più trasversale Trapattoni, che non a caso è sempre stato trattato con i guanti da tutti i media nonostante come risultati azzurri sia stato il peggiore fra tutti in tecnici citati. Quindi i risultati contano, sì, e comunque quelli di Vicini sono stati ottimi (mettiamoci anche il terzo posto a Euro 1988), ma quello che rimane è anche altro. Per fortuna. Auguri mister, era anche il nostro Mondiale e il terzo posto va benissimo. Senza rimpianti.