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Serie B - Cinque domande al campionato

Torino ancora convalescente sul campo, ma rinvigorito dalla vittoria a tavolino sul Padova. Giustizia è (davvero) fatta? A Castellammare si è visto un Toro pallido e tremebondo. Consapevole dei suoi attuali limiti. Che sono poi quelli di una squadra logora nel suo assetto-base (perfino uno come Ogbonna avrebbe il bisogno di tirare il fiato) e nella quale (Benussi a parte) gli innesti di gennaio hanno inciso fin qui praticamente nulla. In queste condizioni, la sentenza del Giudice Sportivo in merito alla partita di Padova è stata un vero e proprio toccasana. Qualcuno ha parlato di "aiutino" sospetto. Come la penso, è presto detto. Letti i rilievi del Giudice Sportivo Valente (formulati anche in base alla perizia affidata dalla Procura Federale al prof. Ezio Santini, luminare in materia, docente alla Sapienza di Roma), la responsabilità oggettiva del Padova parrebbe fuori discussione. Il 3 dicembre, allo stadio Euganeo, sarebbe infatti bastato un semplice gesto per riattivare l'impianto di illuminazione: alzare cioè la levetta del gruppo elettrogeno di emergenza. Quello, tanto per intenderci, che scatta negli ospedali in caso di black-out e di cali di tensione e che, per regolamento, deve essere presente in tutti gli stadi al fine di garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni anche in caso di mancata corrente di rete. Eppure nessuno ci ha pensato. Né l'operatore addetto (competente, si presume), né le tante persone che si sono affannate di fronte all'emergenza. Buio pesto nelle menti di chi doveva (e poteva) rimediare. Salvo poi provvedere quando l'arbitro aveva già sospeso l'incontro. E qui, nonostante l'evidenza dei fatti, scatta la prima perplessità. Perché farlo dopo e non prima? Vista da fuori, la scena assume i contorni di una comica. Che ci si affanni inutilmente davanti al quadro elettrico di casa mia (che io e mia moglie scrutiamo con l'atterrita consapevolezza del nostro pessimo rapporto con l'elettronica), posso capirlo. Allo stadio di Padova, no. Possibile che quel sabato sera tutti, dico tutti, si fossero bevuti il cervello? Altra domanda: perché la partita è stata sospesa prima di verificare l'effettivo funzionamento del gruppo elettrogeno ausiliario? La tempistica degli avvenimenti è ancora poco chiara. Dov'era l'ispettore di Lega? E ancora: mentre la perizia asserisce che "la causa iniziale è stata determinata da una mancanza di alimentazione da rete Enel", l'Enel, in una nota ufficiale, smentisce in modo categorico che in quella zona e a quell'ora vi sia mai stata interruzione nella fornitura, precisando inoltre di non essere mai intervenuta nella cabina dello stadio e di non aver partecipato ad alcun sopralluogo tecnico. Come si è arrivati allora agli accertamenti di cui sopra? Il Giudice non entra nei dettagli. Insomma, una vicenda "pasticciata" su più fronti. Senza bisogno di scomodare la presunta amicizia del dott. Valente con Cairo. Insinuazione che rispediamo al mittente. Adesso il controricorso del Padova e la sensazione che le sorprese non siano finite. A quando la soluzione definitiva del giallo? Bella domanda. Se ci sono voluti più di tre mesi per prendere la prima decisione... Verona in grande salute. Può ambire alla promozione diretta? Non rapisce l'occhio, la squadra di Mandorlini. Ma fai pure fatica a individuarne i punti deboli. Prende pochi gol (quinta miglior difesa del campionato, guidata fra i pali da un ottimo Rafael, alla miglior stagione da quando è arrivato in Italia), gioca a ritmi elevati, manovra in modo semplice (tre-quattro passaggi al massimo per arrivare al tiro, presa per mano da un Tachtsidis sempre più convincente: incredibile che a Cesena l'abbiano scaricato) e ha portato in gol ben 14 giocatori (per 43 reti complessive, meglio hanno fatto soltanto Pescara, Padova e Reggina). Poi la classe operaia di Hallfredsson (il mio idolo, lo confesso, combattente meno rozzo di come viene etichettato), la vivacità di Gomez (parte defilato per colpirti quando meno te l'aspetti), la (ri)scoperta di un talento "dimenticato" come Lepiller. Sì, questo Verona ha ancora margine per stupire. Immobile-Sansovini-Insigne a quota 46 reti come Del Piero-Trezeguet-Nedved nella B 2006-2007. Record per la Serie A? Pensando che i tre del Pescara andranno oltre, visto che hanno ancora a disposizione 11 giornate, Zeman ha di che andare orgoglioso. Perché quella Juve, a dispetto della penalizzazione di 9 punti, in B era un lusso. Una squadra "fuori classifica". Un organico stellare. Un mondo a parte. Il Pescara è invece una realtà "terrena" meditata, inseguita e costruita giorno dopo giorno partendo dal basso. Frutto di scelte tecniche e tattiche affatto banali e scontate. Esaltate sul campo dal talento grezzo ma già decisivo di ragazzi che stanno muovendo i primi passi nel calcio che conta. È un record che non garantisce la A, ma che indica con certezza la strada che Zeman ha scelto per arrivarci. Con il massimo rispetto per chi va allo stadio e paga il biglietto per divertirsi. Il Brescia che ha pareggiato a Pescara (con rigore fallito da El Kaddouri) può mettere paura a Padova e Varese? Cominciamo con il dire che in trasferta il Brescia non perde dal primo novembre. E che prima della sconfitta interna con il Padova alla penultima, era arrivato a dieci risultati utili consecutivi. I numeri parlano chiaro. È una squadra in crescita costante. Che anche a Pescara non si è lasciata intimidire dai fuochi d'artificio di Zemanlandia e ha comunque cercato di fare la sua partita, senza giocare d'attesa, sforzandosi di non assumere un atteggiamento passivo che avrebbe avuto il solo effetto di esaltare la prima linea abruzzese. I playoff sono lì, a tre punti. Ma il calendario, dopo l'impegno di sabato al Rigamonti contro il Grosseto, presenta un trittico da brividi: Reggina e Sampdoria fuori, con l'intermezzo casalingo del Verona. Snodo cruciale per il campionato del Brescia. Che Calori può affrontare però con una certezza in più. Il Piovaccari ammirato all'Adriatico (nella foto affrontato da Romagnoli), ben assistito dai piedi buoni di El Kaddouri e Salamon, pare tornato ai livelli della scorsa stagione. Finalmente. Rischio-retrocessione per il Vicenza. Cosa non funziona? Non ha funzionato il progetto-Baldini (esonerato dopo appena 8 giornate), non ha funzionato la terapia d'urto affidata a un "duro" come Cagni (che della B conosce il diritto e il rovescio), non sta funzionando la (temeraria) scelta interna rappresentata dall'esordiente Beghetto (vice di Maran lo scorso campionato), promosso dalla panchina della Primavera. Si è parlato di uno spogliatoio che "rema contro". Con tutti e tre i tecnici? Difficile pensarlo. Sta di fatto che in campo, ormai da tempo e nonostante i cambi di allenatore, va una squadra spenta, priva di gioco e di personalità. Quasi rassegnata. Come rassegnata pare la piazza. Un "grigiore" riassunto anche dalla gestione conservativa del presidente Cassingena (non colpevole più di altri, si badi bene), con operazioni di mercato di basso profilo e un settore giovanile che tira a campare senza offrire valide alternative (la Primavera è ultima in classifica). Unico lampo, il buon torneo di Frison, portiere dell'88 che ha futuro. Poco, troppo poco. Gianluca Grassi