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Dino Zoff

69 anni fa nasce uno dei più grandi portieri italiani di tutti i tempi, di sicuro l'uomo simbolo di un calcio in cui le persone contavano più dei personaggi. Al di là delle tante vittorie con la Juventus e la Nazionale...

Dino Zoff nasce a Mariano del Friuli (Gorizia) il 28 febbraio 1942...esordisce in serie A a 19 anni con la maglia dell'Udinese (Fiorentina-Udinese 5 a 2), diventando titolare nella squadra friulana la stagione successiva in serie B...nel 1963 passa al Mantova, ai tempi in A, e nel 1967 al Napoli...nel 1972 il clamoroso passaggio alla Juventus, dove rimane fino al ritiro (1983). Alla squadra bianconera sono legati tutti i suoi trofei alzati: sei scudetti (1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981 e 1981-1982), due Coppe Italia (1978-1979 e 1982-1983) e una Coppa UEFA (1976-1977), con menzione per le due finali di Coppa Campioni perse (1973 con l'Ajax e 1983 con l'Amburgo). Lo Zoff di tutti è ovviamente quello della Nazionale, dove dal 1968 al 1983 il portiere totalizza 112 presenze (solo Cannavaro e Paolo Maldini faranno meglio). Vince L'Europeo del 1968 con Valcareggi in panchina e il Mondiale del 1982, con Bearzot. Meno luminosa ma comunque di altissimo profilo la carriera di allenatore: prima allenatore della Nazionale Olimpica (qualificazione per Seul 1988, dove in panchina siederà però Francesco Rocca), poi chiamato nell'estate del 1988 dalla Juventus: con una squadra normale vince una Coppa Italia e una Coppa UEFA, entrambe nel 1990. Non rientra nei piani di Montezemolo, che gli preferisce Maifredi, così nel 1990 va alla Lazio di Cragnotti: prima come allenatore e poi come presidente-manager. Nel 1998 il ritorno all'amata maglia azzurra, quando viene chiamato a sostituire Cesare Maldini. Europeo del 2000 in Belgio e Olanda: l'Italia va in finale e non alza il trofeo solo per il gol nel finale di Wiltord che pareggia il vantaggio di del Vecchio e manda la partita ai supplementari. Deciderà poi Trezeguet per la Francia, mentre anche per le critiche di Berlusconi Zoff saluta tutti e torna alla Lazio come dirigente. Nel 2001 torna allenatore, subentrando a Eriksson, ma dopo qualche mese c'è di nuovo la scrivania. L'ultima esperienza in panchina è nel campionato 2004-2005, quando porta la neopromossa Fiorentina alla salvezza dopo aver preso il posto di Buso.