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Boniek, non si spegne una stella

Ho parlato con Zbigniew Boniek un paio di volte in tutto, in entrambi i casi negli studi di Replay, la trasmissione che andava in onda (con buoni risultati d'ascolto) su Rai Tre. Lo premetto perché quanto sto per scrivere non sembri una difesa d'ufficio o di un amico. Impressioni? Quella di tutti. Un uomo intelligente e provocatorio, a volte sin troppo, in linea con il suo personaggio contro. Ma una voce certamente lontana dalle banalità del nostro calcio. Dico di più: delle sue posizioni, pur condividendone solo una parte, sento la mancanza, convinto che in una tv di Stato appiattita alle "segnalazioni" del noto Portavoce e senza un'opinione forte - mai - uno come lui ci potrebbe stare. Il tema è però diverso e riguarda la cancellazione della stella con il suo nome dal nuovo stadio della Juventus, che aprirà i battenti in settembre. La ragione è nota: Boniek, influenzato dalla sua seconda vita romana, ha in parecchie circostanze criticato la dirigenza bianconera, a cominciare da Luciano Moggi. E secondo i tifosi più accesi, chi calunnia il passato recente della società non ha diritto di stare nel Pantheon della storia bianconera. Io però non sono d'accordo. Perché Boniek è parte della storia della Juve. Le sue sgroppate sui lanci millimetrici di Platini - le ricordo in quelle notti in cui il calcio era ancora calcio - hanno portato Madama per la prima volta sul tetto d'Europa. Se negli Anni 80 si ruppe un tabù storico, appunto quello bianconero fuori dei confini, lui ne fu il picconatore, prima di diventarlo della Triade. Per cui è giusto che il bello di notte ci stia nelle stelle celebrative dell'epopea bianconera. Averla ritirata, come ha annunciato la dirigenza per accontentare il numeroso popolo di Madama, mi è parsa una mossa sbagliata, persino controproducente. Non può il dopo-calcio, anche se condito di sana antipatia, cambiare la verità registrata sul campo. È un tema sul quale mi batto da tempo, in difesa di una vaga idea storiografica. E non vorrei vedere cambiati ancora una volta i dati con le interpretazioni, come è successo al Milan con l'elezione di Baresi - gradito a Berlusconi - a calciatore di ogni tempo in luogo di Gianni Rivera, inviso al contrario all'attuale società. Boniek non sarà simpatico, diciamo anzi che agli occhi juventini è un "traditore", ma questo non può e non deve piegare l'oggettività dei fatti. La stella non andava tolta. Noi, e così vi anticipo uno dei servizi del prossimo numero del Guerino, lo abbiamo inserito nei primi 100 juventini di ogni tempo. Tra il ventesimo e il trentesimo posto, non aggiungo di più. Il commentatore tv non ci interessava.