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Cosa ha fatto la Pellegrini

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Il quarto titolo mondiale nei 200 stile libero della trentunenne azzurra arriva con la leggenda già iniziata da anni e una dimensione mediatica paragonabile, in proporzione ai tempi, a quella dei Coppi e dei Tomba...

Federica Pellegrini era già la più grande sportiva italiana di sempre prima di vincere a Gwangju il quarto oro mondiale della sua carriera nei 200 stile libero, ma questo non toglie che l’impresa coreana abbia aggiunto leggenda a leggenda, a una stagione dal ritiro che avverrà a 32 anni dopo i Giochi Olimpici di Tokyo. Nella sua gara del cuore la Pellegrini è salita sul podio mondiale per l’ottava volta consecutiva: argento a Montreal 2005, bronzo a Melbourne 2007, oro a Roma 2009 con l’1’52’’98 di record mondiale che resiste ancora oggi (anche per merito del costume gommato) e a Shangai 2011, argento a Barcellona 2013 e Kazan 2016, oro a a Budapest 2017 e a Gwangju. Già solo nell’elenco delle medaglie c’è la vita, la sua ma anche quella di chi l’ha sempre seguita con affetto: non solo l’atleta vincente, qualcuno che vince ci deve essere per forza, ma anche un modello di donna padrona del proprio destino, nel lavoro e nel privato, insofferente nei confronti di figure paternalistiche o moralistiche. 

Uno dei tanti aspetti interessanti della leggenda di Federica Pellegrini è che la nostra campionessa è perfettamente inserita nella tendenza che vede rallentare il ricambio generazionale ad alto livello, nello sport e anche in attività di cui lo sport è metafora (tutte?). Gli esempi del tennis sono clamorosi, ma si può ricordare che nel 2005, quando la diciassettenne di Spinea vinceva la sua prima medaglia mondiale (non la prima in assoluto, perché veniva dall’argento dei Giochi di Atene), a Helsinki campione del mondo dei 100 metri piani diventò Justin Gatlin… Nella storia del nuoto ci sono state atlete più vincenti della Pellegrini, nel breve periodo, ma nessuna longeva ad altissimo livello come lei. Ed è venuto il momento di farla uscire dalla gabbia delle classifiche femminili, per paragonarla ai grandi sportivi italiani di tutti i tempi.

Fare la contabilità delle medaglie ha poco senso, per il diverso peso specifico dei vari sport. Ne ha invece molto valutare l’impatto sull’immaginario collettivo degli italiani, a partire da risultati di primo piano. In questo senso i calciatori partono svantaggiati, perché troppo legati alla squadra e quasi tutti ‘divisivi’, cioè identificabili con un grande club antipatico ai tifosi degli altri grandi club. Forse soltanto Gigi Riva e Roberto Baggio sono riusciti a rompere questo schema, ma nessuno ha segnato l’Italia e il suo costume come hanno fatto Fausto Coppi e a un livello più basso Alberto Tomba, Pietro Mennea e, sì, Federica Pellegrini. Che più di Tomba e Mennea (e ovviamente di Coppi) ha avuto la fortuna e al tempo stesso la sfortuna di vivere in un mondo ipermediatizzato, quando il mito si nutre anche di mistero e lontananza. Di sicuro la vera grandezza si raggiunge quando chi è del tutto digiuno non diciamo di nuoto, ma proprio di sport, pone la fatidica domanda: “Cosa ha fatto la Pellegrini?”. Oggi ha vinto, altre volte no, ma l’ha sempre fatto a modo suo. Schiava e padrona della sua storia.