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La vera vittoria delle ragazze italiane

© AFPS

Le azzurre della pallavolo hanno perso la finale del Mondiale contro la più forte Serbia, ma per la sesta edizione consecutiva del torneo hanno lasciato un'eredità di entusiasmo che non andrà perduta. Considerando i nemmeno 20 anni della Egonu e l'età media della squadra, con questo ciclo siamo soltanto all'inizio...

L’Italia della pallavolo femminile è seconda al mondo, risultato pazzesco alla luce delle aspettative e della bassa età media delle azzurre di Mazzanti, che gioca a loro favore nella prospettiva delle Olimpiadi di Tokyo e che per il presente è una consolazione ripensando alla finale contro la Serbia persa al tie-break. Sfumato il sogno del secondo Mondiale, dopo quello vinto nel 2002, ma la Serbia argento olimpico a Rio era più forte e senza i suoi passaggi a vuoto, per la tensione dell’essere favorita dal pronostico, la partita si sarebbe conclusa prima nonostante la solita grande Paola Egonu, che è una sola mentre Boskovic (le traiettorie strette della mancina sono incredibili anche a vederle al replay) e Mihajlovic sono due.

Inutile mettersi a fare l’analisi di una partita che milioni di italiani hanno visto, ma paradossalmente l’unico limite dell’Italia è stato quello di affidarsi troppo alla sua fuoriclasse: se la Malinov avesse coinvolto di più Lucia Bosetti e avesse messo meglio in ritmo i primi tempi della Chirichella adesso magari staremmo festeggiando un oro. Le statistiche parlano chiaro: le serbe, pur in giornata per loro negativa, hanno distribuito meglio il gioco ed in ogni caso hanno un maggior numero di individidualità. Dalla palleggiatrice Ognjenovic alla straordinaria centrale Veljkovic, passando appunto per una bomber come Tijana Boskovic, giustamente eletta migliore giocatrice della manifestazione.

Il vero punto importante è che per la pallavolo e per tutti gli sport che non siano il calcio la Nazionale è un traino fondamentale per il movimento. Se il calcio può rimanere il calcio nonostante una fallita qualificazione al Mondiale, per la pallavolo il risultato conta per la visibilità su RaiDue, il messaggio di Mattarella, i tweet di altri politici, la sociologia un tanto al chilo, lo storytelling che in un gesto atletico vede la metafora dell'universo, le sponsorizzazioni, l’affluenza nei palazzetti dove anche in serie A giocano realtà che un italiano medio non saprebbe localizzare su una cartina geografica. Per questo la spledida avventura giapponese della Nazionale di Mazzanti è qualcosa che resterà nel cuore di tutti, anche se poi questa squadra non dovesse trasformare il suo talento in un oro a Tokyo.

Da sottolineare che ben 4 delle 14 azzurre la scorsa stagione hanno giocato nel Club Italia, il progetto fortemente voluto più di vent'anni fa da Julio Velasco per far maturare in un contesto di club (attualmente è in serie A1) le giovani che non trovavano spazio da titolari nella loro squadra originaria. E delle altre 10 ben 5, fra cui Egonu e Chiricella, sono passate da questa tappa intermedia che tanto bene farebbe ad altri sport (la pallacanestro, per dirne uno). Considerazione finale: la vittoria non è l’unica cosa che conta e negli ultimi sei Mondiali, dal 1998 ad oggi, ma l’Italia ha fatto peggio del quinto posto. Con quattro allenatori diversi e tre generazioni di giocatrici che si sono succedute. Le cose che contano sono queste.