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Milano-Cortina 2026 contro il declino

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Da vent'anni le candidature olimpiche italiane non riescono nemmeno ad arrivare alla votazione finale, questa potrebbe essere l'occasione per invertire una tendenza da paese in declino...

Milano-Cortina 2026 è adesso ufficialmente la candidatura italiana per i Giochi Olimpici Invernali del 2026: lo ha anticipato il presidente della Lombardia Fontana, lo ha ribadito quello del Veneto Zaia, lo ha confermato quello del CONI Malagò anche se i tempi dell’annuncio lo hanno un po’ spiazzato. Come spiazzata è rimasta Torino, che voleva correre da sola ma con le garanzie finanziarie del governo e adesso è fuori. Si spera che adesso questa candidatura venga sostenuta con convinzione, dopo tante operazioni (si pensi solo a Roma 2024, per citare la più recente) iniziate fra grandi annunci e poi finite sotto il tiro dei mille veti posti dai mille poteri italiani. Per l’Italia sarebbe la terza Olimpiade Invernale organizzata effettivamente, dopo Cortina 1956 e Torino 2006, oltre che la quarta in assoluto ricordando anche la ormai leggendaria edizione di Roma 1960, che ci piace ricordare come gli ultimi Giochi dal volto umano.

Ma la storia olimpica italiana è fatta anche di candidature, che già di per se sono un segno di vitalità di un paese. Le prime furono per il 1908 e furono addirittura due, con Roma e Milano a correre singolarmente contro Berlino. L’assemblea del CIO, riunita a Londra nel 1904, assegnò i Giochi a Roma. Ma allora perché si disputarono a Londra che nemmeno si era candidata? Perché nel 1906 un’eruzione del Vesuvio devastò la provincia di Napoli ed occorsero risorse finanziarie eccezionali per riparare i danni. Così l’Italia e Roma rinunciarono ai Giochi, che vennero in tutta fretta riassegnati a Londra che aveva già gli impianti pronti (e stiamo parlando dell’inizio del Novecento…).

Roma ancora alla carica per l’edizione del 1924, che però nel 1921 il CIO assegnò alla Parigi di De Coubertin, per il dispiacere di altre cinque città. Altro tentativo romano per l’edizione 1936, ma il Comitato Olimpico riunito a Losanna nel 1931 (quindi con il nazismo non ancora al potere) premiò la candidatura di Berlino. Nel conteggio va inserita anche la candidatura, sempre di Roma, per i Giochi del 1944, che furono assegnati nel 1939 in un clima internazionale già di guerra. Vinse Londra, che poi organizzò materialmente nel 1948 (ma dopo un’altra votazione). Nella stessa sessione i Giochi Invernali del 1944 furono assegnati a Cortina, ma anche in questo caso si dovette ‘passare’.

Dopo Cortina 1956 (la località ampezzana era stata candidata, sconfitta da Oslo per il 1952), assegnata nel 1949, e Roma 1960 assegnata nel 1955, le candidature italiane si presero una lunga pausa, come se con quei Giochi si fosse esaurita una missione. Cortina si ricandidò per i Giochi Invernali 1988, che vennero però assegnati a Calgary e per quelli del 1992 poi dati ad Albertville. Aosta fu battuta da Nagano per il 1998 e ci fu un mezzo discorso di Milano per il 2000, ma non si andò oltre la manifestazione di interesse, così come nel caso di Tarvisio 2002. Roma tornò in pista per il 2004 (vittoria di Atene nella votazione del 1997), mentre per 2020 e 2024 il dossier non sarebbe diventato candidatura per motivi politici (prima Monti e poi i Cinque Stelle). L’ultima Olimpiade italiana rimane Torino 2006, assegnata nel 1999.

Ricapitolando: in oltre 120 anni di Giochi tre edizioni sono state organizzate dall’Italia, che può vantare anche due edizioni assegnate ma non organizzate (Roma 1908 e Cortina 1944), nove candidature serie (quattro di Roma, tre di Cortina, una di Milano e una di Aosta ) portate fino alla votazione finale e quattro progetti mai diventati candidatura. Vedremo cosa diventerà Milano-Cortina 2026, speriamo qualcosa di grande o per lo meno di concreto. Di sicuro arrivare al voto finale significherebbe invertire una tendenza da paese in declino, che in fondo non vuole prendersi la responsabilità di niente.